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Figlio, non padrone
Diary • 03 maggio, 2019





L'ambientalismo fonda le sue ragioni su due scuole di pensiero parallele. 
La prima ritiene che la protezione degli ecosistemi, della biodiversità e della natura in generale, sia necessaria nel nostro interesse, poiché se la Terra va a rotoli ci andiamo pure noi. 
In quest'ottica ridurre l'inquinamento è uno sforzo che dobbiamo accettare per poter continuare ad abitare sul pianeta verde più tempo possibile. Ridurre lo sfruttamento di risorse ci permetterà di avere in futuro abbastanza risorse da continuare a sfruttare. 
Conservare la biodiversità è un favore che facciamo a noi stessi, proteggendo forme viventi che contribuiscono al buon funzionamento degli ecosistemi. 
In estrema sintesi, è un ambientalismo "economico" in funzione dell'uomo, che si fa due conti e cerca di massimizzare il saldo a venire. Logicamente ineccepibile. 
Questa è di fatto la posizione condivisa da quasi tutti, ambientalisti e non, quando si parla di garantire un futuro a noi e ai nostri figli. 
Ma c'è una seconda scuola di pensiero più estremista, quella secondo la quale il pianeta va preservato a prescindere da noi. Perché in un certo senso gli siamo tutti debitori, e per quanto ciascuno abbia sempre un impatto, dovrebbe cercare di muoversi sulla terra nel modo più leggero possibile, senza lasciare tracce, o perlomeno senza stravolgerla. 
E' una sorta di panteismo naturalistico, intrinsecamente diverso dall'approccio pragmatico dei contabili che valutano di quanti gradi ancora possiamo alzare la temperatura per poter andare alle Maldive a farci i selfie con le ultime stelle marine. 
Diverso perché abbandona la figura dell'uomo come protagonista su un palcoscenico che fa da arredo, dispensa e locale rifiuti, e lo ricolloca in qualità di ospite silenzioso. Figlio, non padrone. 
Ecco, io faccio parte di questa religione. Che come ogni religione si sente e non si spiega, perché non ha motivazioni razionali. 
Eppure ogni volta che mi trovo di fronte a una montagna, a una cascata, al lavorio degli insetti, al canto delle rane, alla magnificenza immobile delle piante, al disgelo e alla siccità che fanno muovere gli ingranaggi della vita, ogni volta che osservo un fungo che si aggrappa alla corteccia, il polline trasportato dal vento, i rametti spezzati che tessono un nido, io provo un senso di devozione. E non riesco a fare a meno di pensare che è fottutamente giusto che questo mondo rimanga quella macchina meravigliosa e stupefacente che è. 
Senza di me. Senza di noi.

Alessandro Rossi

natura, ambiente, terra, biodiversità, venette waste,
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