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Dead Palms
Web Fashion Academy • 07 aprile, 2018

 

A Milano presto sarà Salone del Mobile. Vorrei dare ai miei amici che sanno che il miglior amico dell’uomo è l’albero, una piccola anteprima:

Dead Palms  è la mostra fotografica in esposizione allo spazio SPAZIO di via Spallanzani dal 3 aprile al 21 luglio 2018.
http://www.spaziomilano.org/

Dead Palms è una serie di fotografie realizzate dallo studio di architettura URSA con sede a Porto, in Portogallo. http://ursa.com.pt/team

Dead Palms è una denuncia.

Gli alberi di palma di Porto sono un elemento distintivo della città e dell’estetica urbana. Seguendo l’ipotesi di Aldo Rossi possiamo quindi utilizzarli per esaminare la storia delle tensioni e dei processi di trasformazione che hanno generato. La relazione tra le palme e la cultura portoghese risale al 1808, quando Joao VI, Principe del Regno Unito di Portogallo, Brasile e Algarves trasferì la corte in Brasile per sfuggire alle guerre Napoleoniche. Nello stesso anno, fondò l’Orto reale, un giardino d’acclimatazione che sarebbe poi diventato il giardino botanico di Rio de Janeiro, dove nel 1809 egli stesso piantò i primi semi di palma imperiale su suolo brasiliano. I semi erano stati contrabbandati dalle isole Mauritius dal mercante Luis Viera de Silva, di ritorno dall’India Portoghese.

La diffusione della palma imperiale in Brasile divenne il simbolo delle tensioni di classe nell’allora colonia e lo stesso si sarebbe ripetuto al rientro nella madrepatria. Di proprietà della famiglia reale, fu elemento rappresentativo dell’aristocrazia portoghese: i primi semi di Palma Mater furono offerti dal Principe ad un ristretto numero di nobili come ringraziamento per i loro servizi alla corona, ma più spesso furono bruciati per preservare l’esclusività e lo status riservato alla specie. Naturalmente tali restrizioni resero la palma imperiale ancora più desiderabile agli occhi della nascente borghesia brasiliana, che fece presto nascere un fiorente mercato nero dei preziosi semi, la cui fornitura era garantita dai giardinieri dell’Orto reale. Dalla metà del diciannovesimo secolo la palma imperiale, la cui immagine fu adottata tra l’altro come marchio delle proprietà terriere dei baroni del caffè nella valle di Paraiba, non sarà utilizzata solo come simbolo dell’aristocrazia ma anche di potere economico.

Porto, più di altre città portoghesi, fu particolarmente influenzata dall’ondata di immigrazione brasiliana che accompagnò il ritorno in Portogallo di Joao VI edella corte nel 1821 e dal successivo processo d’indipendenza del Brasile. Ricchi migranti brasiliani di ritorno si stabilirono nella parte orientale della città, lontano dal centro storico, e ne favorirono l’urbanizzazione. Le loro dimore insolitamente grandi contribuirono a disgregare la trama urbana che aveva caratterizzato la città fino a quel momento e imposero un nuovo standard di lusso e status. Le palme imperiali divennero il simbolo riconoscibile di queste dimore e, così come era successo decenni prima in Brasile, divennero espressione di nuove tensioni urbane e sociali, tensioni che erano legate alla nascita di una nuova borghesia desiderosa di farsi notare, fattore che avrebbe riconfigurato la forma urbana e la locale struttura di classe.

Con il passare degli anni e il diffondersi delle palme in tutto il territorio cittadino, l’iniziale tensione sociale di cui erano simbolo sparì: gradualmente divennero simbolo di collettività. Le ritroviamo a Porto in periodo monarchico, repubblicano, autocratico e democratico. Si diffusero nello spazio pubblico, nei giardini delle istituzioni, divennero un elemento propagandistico della Prima Esposizione Coloniale del 1934. Dopo essere state liberalizzate, iniziarono a comparire nelle case in ogni classe socio- economica e in tutti i quartieri della città. Diventando un elemento pervasivo, un’emergenza esotica nel paesaggio urbano caratterizzato da una flora temperata, le palme di Porto hanno dato forma alla memoria collettiva della città negli ultimi duecento anni, e hanno così acquisito importanza storica e lo status non ufficiale di monumenti.

Il punteruolo rosso è stato avvistato per la prima volta a Porto nel 2010 e questo evento segna l’inizio di un processo di trasformazione urbana noto. Il parassita ha attaccato un grande numero di alberi, sfigurando un attributo distintivo del paesaggio urbano. Ma, mentre la corruzione di questo simbolo anticipa la sua sparizione, è proprio questo processo di putrefazione che attribuisce a questi elementi il carattere di monumento. Le fibre secche dei loro corpi senza vita si distinguono dall’ambiente circostante come mai nel loro lussureggiante passato, producendo una potente tensione decadente che sta abbattendo le prove fisiche di una cultura e mettendo in discussione l’identità della città.







 

PUNTERUOLO ROSSO
Originario dell’Asia tropicale, il Rhynchophorus ferrugineus, noto anche come punteruolo rosso, è un parassita che colpisce le piantagioni di palma , tra cui la palma da cocco, la palma da datteri e la palma da olio. Si è diffuso in Medio Oriente e in Africa negli anni Ottanta raggiungendo il Mediterraneo negli anni Novanta. E’ stato avvistato per la prima volta in Spagna nel 1994 e da allora le infestazioni sono state localizzate in Francia, Italia, Malta, e Portogallo. E’ stato segnalato nelle Americhe nel 2009. La femmina adulta depone circa duecento uova alla base delle giovani foglie nella corona della palma. Le larve si nutrono delle fibre più tenere e delle gemme terminali, scavano tunnel attraverso il tessuto interno dell’albero per circa un mese e sono la causa della mortalità della pianta. I sintomi visibili sono l’avvizzimento delle foglie e la perdita della corona. Tali sintomi sono visibili solo dopo l’infestazione della pianta e a questo punto il danno è tale da ucciderla.














"A distinctive characteristic of all cities, and thus also of the urban aesthetic, is the tension that has been, and still is, created between areas and primary elements and between one sector of the city and another. This tension arises from the differences between urban artifacts existing in the same place and must be measured not only in terms of space but also of time." 

- Aldo Rossi, Processes of Transformation in the Architecture of the City (1966)




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